Nei locali di Milano dopo Crans-Montana: “Luci sulle uscite e estintori, ora guarderemo a quello”
Quello che è successo a Le Constellation mi ha aperto gli occhi: prima quando entravo in un locale pensavo solo a divertirmi, ora farò molta più attenzione». Martina, 24 anni e studentessa di Editoria, sta facendo un aperitivo con un paio di amiche fuori da un locale in zona Isola. Per lei, come per molti ragazzi, la strage di Capodanno a Crans-Montana ha segnato un prima e un dopo nel modo in cui vive i locali notturni. Al tavolino affianco al suo c’è Arianna, 23 anni e tirocinante di una banca. «Mi sono sempre fidata di questi posti, specialmente a Milano, città piena di locali», dice. «La strage ha aggiunto una paura: non penso che non ci andrò più, ma certamente mi assicurerò che ci siano uscite di sicurezza ed estintori». A preoccupare i ragazzi sono anche le candeline utilizzate all’interno del locale svizzero. «Mi è capitato di vederle in un locale in Santa Sofia e in uno a Seregno», dice Davide, 27 anni. «Bisogna fare un po’ più di attenzione a come vengono usate». In realtà, la normativa in materia, come indicato nel decreto ministeriale del 19 agosto 1996, non vieta ai gestori dei locali di pubblico spettacolo, come discoteche e teatri, l’utilizzo di candeline, sebbene prescriva misure per minimizzare i rischi d’incendio. In questi locali, inoltre, vengono garantiti dei controlli periodici: ogni tre anni da parte della Commissione di vigilanza comunale e ogni cinque da parte dei Vigili del Fuoco per il rinnovo del certificato di prevenzione dagli incendi. «Dobbiamo verificare che le condizioni al momento dell’autorizzazione siano mantenute nel tempo: quindi controllare che le uscite di sicurezza siano sempre fruibili e che non ci siano modifiche nell’arredo», spiega Ernesto Palumbo, responsabile regionale dei Vigili del fuoco.
Altro discorso vale per bar e ristoranti. Per questi esercizi, in virtù della circolare del 7 maggio 2024, attività di intrattenimento — come musica e ballo — sono consentite «occasionalmente» e solo se «meramente accessorie» rispetto alla somministrazione di cibo. Non solo: essendo bar e ristoranti fuori dall’“Elenco delle attività soggette ai controlli dei Vigili del fuoco”, definito dal decreto del Presidente della Repubblica 151/2011, non è previsto un organo specifico di sorveglianza regolare. Ma a garantire la sicurezza, oltre agli interventi di ispettori del lavoro, è sufficiente un’autocertificazione redatta dal titolare.
Al di là delle normative, però, quello che è chiaro è che il modo di vivere la movida dei giovani milanesi cambierà. E non di poco. «Quanto accaduto mi farà sicuramente prendere delle scelte più ragionate, soprattutto per quanto riguarda i locali sotterranei che in questo momento sono quelli che mi mettono ansia», commenta Pietro, 26 anni. Come lui la pensa Francesca, 22 anni: «Gli spazi ipogei mi hanno sempre dato la sensazione di soffocare: dopo Crans-Montana li eviterò ancora di più».
Intanto, il dibattito sulla sicurezza nei locali è arrivato anche tra i banchi di scuola: diversi istituti milanesi sono infatti già al lavoro per organizzare corsi con Vigili del fuoco e lezioni online. Sul fronte dei locali, invece, arriva un chiaro segnale da Epam, l’associazione di categoria dei pubblici esercizi. «Bisogna fare un salto di qualità cercando di far crescere rispetto e attenzione in chi gestisce un locale», dice Lino Stoppani, presidente Epam Milano. «Continueremo con la cultura della prevenzione: giovedì organizzeremo per i nostri associati un webinar per ricordare gli obblighi formativi e normativi».
E in vista delle Olimpiadi invernali c’è chi corre ai ripari: ieri il Comune di Livigno, che dal 5 al 21 febbraio ospiterà le gare di snowboard e sci acrobatico, ha emanato un’ordinanza che vieta l’utilizzo di fiamme libere e articoli pirotecnici in pubblici esercizi e locali pubblici. Per i trasgressori l’amministrazione ha previsto una sanzione che va dai settantacinque ai cinquecento euro.
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