Lavorare a maglia nelle pause, il passatempo degli atleti olimpici: “Rilassa e aiuta a concentrarsi”
Sempre più atleti praticano questo hobby tra una gara e l'altra. La moda lanciata da Tom Daley a Tokyo 2021 si è diffusa anche a Milano-Cortina
Un nuovo inaspettato sport spopola tra i campioni olimpici di Milano-Cortina: il lavoro a maglia. Sempre più atleti si muniscono di ferri e fili sfruttando quella che viene definita la «knitting-therapy» (lavoro a maglia-terapia) come metodo per distrarsi dalla pressione agonistica e dall'ansia da prestazione. Grazie ai gesti scanditi e ripetitivi la mente si allena a calmarsi e allo stesso tempo rimanere concentrata, qualità indispensabili in discipline olimpiche come il biathlon e lo sci di fondo.
Alcuni di loro hanno persino creato dei club dove, tra una gara e l’altra, si ritrovano per bere un tè caldo e rilassarsi sferruzzando su un comodo divano. Sono stati proprio i biatleti canadesi i primi a fondare quello che sui social definiscono «il club più esclusivo delle Olimpiadi». «Vuoi essere parte del club? Mandaci la tua candidatura, ma ti avvisiamo: la giuria non sarà facile da convincere”, scrivono sotto uno dei loro video. Tra i partecipanti che più si distinguono per la passione nel creare a maglia c’è Aadam Runnals, biatleta canadese, che ormai sui social si definisce “lavoratore a maglia olimpionico. Insieme al suo “maglione olimpico” che conta di finire entro la fine dei Giochi, anche il berretto fatto a mano Maxime Germain, biatleta statunitense che sotto un suo post, riferendosi ai risultati ottenuti dalle gare, scrive: «Non sono lontanamente vicino al livello che vorrei raggiungere. Il lato positivo è che ho un sacco di tempo per il mio lavoro a maglia. Forse la mia vocazione è fare il knitfluencer?». In uno sport come il loro, dove subito dopo uno sforzo fisico estremo è necessario mantenere la mente fredda e lucida per centrare un bersaglio, lavorare a maglia persino sulla cyclette può diventare un ottimo allenamento, come spiegato dallo stesso Runnals.
Conferma questa teoria anche lo sciatore statunitense Ben Ogden, fondista che con il suo recente secondo posto è riuscito a riportare lo sci di fondo statunitense sul podio dopo ben 50 anni. Sui social viene ormai soprannominato «il knitter d’argento» e anche la sua compagna di squadra Breezy Johnson, sciatrice americana, utilizza il lavoro a maglia per «bloccare» la mente quando i pensieri corrono più dei suoi sci. Il suo è anche un rito scaramantico: per ogni importante competizione realizza a mano fasce per capelli che poi indossa tra le gare. «Lavorare a maglia è un ottimo modo per calmarmi - racconta in un video social del team Usa – e da quando mi ha portato fortuna non ho più smesso»
Il trend del lavoro a maglia tra gli atleti olimpionici era già esploso grazie a Tom Daley, campione britannico di tuffi, che durante le Olimpiadi di Tokyo 2021 era stato immortalato sugli spalti mentre lavorava con i ferri. «Adoro lavorare a maglia perché è incredibilmente benefico per la salute mentale. Per me è un modo per fuggire dallo stress: mi ha aiutato a vincere l’oro olimpico qui a Tokyo», aveva spiegato in un’intervista all’Agenzia France-Presse.
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