La trattoria più antica d’Italia è la Bagutto, dal 1284 a Ponte Lambro: “Qui regna l’idea di casa”
Testimonianze storiche parlando del luogo di posta e di ristoro per i viandanti alle porte di Milano, Gemma Bosoni la gestisce da 40 anni: “E finché posso non la lascerò”
La più antica trattoria d’Italia — e la seconda in Europa, dopo il ristorante Stiftskeller St. Peter di Salisburgo — è in piena Ponte Lambro, in via Vittorini al 4. E la sua storia, la storia dell’Antica Trattoria Bagutto — appena premiata tra le botteghe storiche di Milano — inizia già nel 1284. Nata originariamente come punto di posta, luogo di cambio cavalli per carovane e punto di ristoro per i viandanti, la trattoria deve il suo nome a una parola longobarda che significa «luogo dove si mangia». E per ricordare quelle origini all’esterno ci sono ancora gli anelli in ferro utilizzati per legare i cavalli durante le soste.
A gestirla è Gemma Bosoni, che quarant’anni fa ha rilevato il locale dal compagno Fernando Cedrone che ne era proprietario con altri soci. «Per farla bruciare agli altri è meglio che la bruci tu, mi disse. E invece alla fine è andata bene», racconta oggi con orgoglio. Forse anche per quella formula mai cambiata, quell’atmosfera di casa che si respira. All’ingresso, incorniciato, è esposto l’atto notarile che attesta l’esistenza della locanda già dal 1284, trovato dallo studioso milanese Giuseppe Girosa Bricchetto. Sulla destra, il pass della cucina lascia intravedere i cuochi al lavoro. «Sono loro il vero segreto di un buon ristorante», dice Bosoni. «Anni fa stavo anch’io ai fornelli, oggi mi dedico alla sala e a prendermi cura dei clienti». La cucina è quella della tradizione lombarda tra risotti, mondeghili e brasati che in passato ha ricevuto altri riconoscimenti: nel 2025 ha infatti vinto una puntata del programma culinario Foodish, riuscendo a riportare i giudici Joe Bastianich e Benedetta Parodi «direttamente ai pranzi delle loro nonne» racconta la proprietaria.
A pochi passi dall’ingresso si trova la saletta più piccola e più antica della locanda. Tra le enormi travi in legno del soffitto c’è ancora un piccolo spioncino con una serratura, utilizzato un tempo dalle donne che alloggiavano al piano superiore per controllare la presenza di uomini nella bottega. Sulla sinistra una vasca in pietra usata già allora per lavare stoviglie e bicchieri, recuperata dalla proprietaria dopo essere stata dissotterrata. A rendere ancor più l’atmosfera sono le foto lungo le pareti: da tavolate con Adriano Celentano e Ligabue, fino a Fernando Cedrone, scomparso l’anno scorso. «Il segreto di questo posto è la sua identità, è sempre stato un posto di ristoro, da quando si mangiavano i piccoli pesci pescati qui di fronte nel Lambro a quello che cuciniamo oggi», racconta Bosoni guardando una foto d’epoca della locanda: le strade non sono quelle trafficate di oggi, e le macchine non ci sono, ma la trattoria è rimasta molto simile a quella di un tempo.
Ad aiutare Gemma Bosoni ogni giorno in sala c’è Mary, sposata con lo chef: «Siamo come yin e yang» racconta lei vestita di nero, guardando la proprietaria vestita di bianco: «Io più severa, lei invece abbraccia i clienti». «Qui regna l’idea di casa», la segue Bosoni. «La mia più grande soddisfazione è quando i clienti si sentono accolti. È questo che mi spinge ad andare avanti». Il futuro della trattoria però è ancora incerto: «Sento una responsabilità enorme. Non sono più giovincella e non so cosa succederà quando deciderò di mollare». La figlia, infatti, non lavora nel locale e «gestire una locanda storica richiede passione e dedizione totale» spiega Bosoni, che però su una cosa rimane certa: «Finché posso, non ho nessuna intenzione di lasciare questo posto».
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