C’è Simone Biles nella palestra di periferia: il regalo per le ragazze della ginnastica Garegnano
La stella americana ha fatto visita alla polisportiva di quartiere durante le Olimpiadi. L’allenatrice Personeni: “Nei loro occhi l’orgoglio di mostrare a lei che cosa sanno fare”
I lacrimoni agli occhi, le mani davanti alla bocca per l’incredulità. «Ma è quella vera?». Così le giovani ginnaste della polisportiva Garegnano hanno accolto “la” ginnasta per eccellenza, Simone Biles.
In visita dopo essere diventata ambassador dell’associazione sportiva internazionale Laureus, e arrivata a Milano in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina — la si è vista in tribuna alla Fiera — , Biles ha scelto di trascorrere una mattinata molto speciale nella periferia milanese: non in un’arena piena di persone a fare il tifo per lei, ma dentro una palestra di quartiere che vede moltissimi giovani coltivare i propri sogni sportivi.
«Loro non lo sapevano nemmeno, abbiamo solo detto di venire per un allenamento speciale e di mettersi i body di gara», racconta Linda Personeni, coordinatrice della sezione ginnastica artistica e allenatrice delle ragazze. Lo stupore sui loro volti è diventato quasi uno stato di trance quando Simone Biles e suo marito, Jonathan Owens, campione di football americano, sono stati annunciati tra gli applausi.
«Per loro è stato come ritrovarsi davanti al Messi della ginnastica», commenta il presidente della polisportiva Garegnano Stefano Pucci. E in effetti, per chi passa pomeriggi interi ad allenarsi tra travi e tappeti, trovarsi davanti alla campionessa olimpica più titolata della storia è qualcosa che toglie il fiato. Dopo lo shock iniziale, l’inizio di quello che sembrava un sogno. Le ragazze hanno provato qualche elemento base della ginnastica artistica insieme a lei. E poi un gioco tutte insieme: tenere alte le gambe delle compagne in verticale girando in cerchio evitando di farle cadere.
«Siamo in dispari, ne serve una in più» commenta qualcuno e, come se fosse parte del gruppo, Biles non ha esitato un attimo ad unirsi alle ragazze. Si aggirava tra di loro che, piene di entusiasmo e un po’ di agitazione, davano il meglio di sé. «Non le ho mai viste allenarsi così bene. Si vedeva l’orgoglio nei loro occhi mentre facevano vedere cosa sono capaci di fare», racconta ancora Personeni. Biles alla fine dell’allenamento ha voluto lasciare un segno concreto a quelle ragazze nelle quali rivede la giovane Simone di qualche anno fa: una firma su una delle travi della palestra.
Davanti a loro ha poi raccontato anche di gare ed emozioni. «Se potessi rivivere delle competizioni sceglierei la finale di Rio 2016 e quella di Parigi 2024, che avete vinto voi, ma quella ve la lascio», ha detto ridendo. «Hai mai pensato di smettere?», le hanno anche chiesto, e, senza pensarci troppo ha risposto. «Ho sempre avuto la forza di andare avanti. Se mai decideste di smettere deve essere in una bella giornata, mai in una brutta: è proprio nei momenti più complicati che bisogna avere la forza di superare le difficoltà».
Il momento più emozionante è arrivato però alla fine. «Posso abbracciarti?», trova il coraggio di chiedere una delle ragazze con il cuore in mano e, in un attimo, l’abbraccio è diventato di gruppo. «Spesso le giovani rimangono un po’ intimorite da lei — racconta l’allenatrice — ma in quel momento si è proprio lasciata andare». Poi quando Biles è andata via, la corsa alla trave che aveva appena firmato con la sensazione di non aver ancora realizzato cosa fosse appena successo in quello che doveva essere un normale sabato nella periferia milanese.
La presenza di Simone Biles a Garegnano racconta qualcosa che va oltre l’incontro con il proprio idolo sportivo. «Una figura cosi importante qui ha portato il messaggio che lo sport non si limita alla prestazione, ma è espressione di una passione personale. È la dimostrazione del fatto che si può dare il massimo al di là del risultato per sottolineare l’importanza della costanza nel superare gli ostacoli, sempre, in ogni contesto — conclude il presidente Pucci — . Lo sport qua viene vissuto come percorso di vita e momento di crescita e sicuramente le ragazze custodiranno quel giorno nei loro cuori per tutta la vita».
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